Nel 2014 nel Lazio è stata promulgata la legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica che impegna la regione ad individuare con legge gli ambiti di bacino idrografico per costituire formalmente le Autorità di detti ambiti. Gli ambiti sono fondamentali per disciplinare le forme e i modi della cooperazione fra gli enti locali, le modalità per l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua, di fognatura e di depurazione delle acque reflue.

Una nuova legge regionale, approvata nel 2017 a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato, prevedeva che la Giunta regionale, con proprio atto e sentita la commissione consiliare competente, individuasse gli ambiti territoriali ottimali di bacino idrografico, anche di dimensione diversa da quella provinciale, tenendo conto delle esigenze di differenziazione territoriale e socioeconomica, di proporzionalità, adeguatezza ed efficienza rispetto alle caratteristiche del servizio.

Purtroppo non è stato fatto nulla di ciò e il Consiglio regionale non ha informazioni in merito all’attività del gruppo di lavoro, costituito da dipendenti regionali, per la predisposizione di uno schema di riordino del Servizio idrico integrato, così come in merito all’attività svolta dal Comitato di consultazione istituzionale, formato da 2 due rappresentanti individuati da ciascuna Conferenza dei Sindaci dei cinque AATO regionali, e dal Comitato di consultazione scientifico.

Visto questo silenzio, ho depositato una interrogazione per sapere quali siano ad oggi i risultati della suddetta attività predisposta dalla Giunta per l’individuazione degli ambiti territoriali ottimali di bacino idrografico, e mi auguro che la risposta sia soddisfacente tanto per il consiglio, quanto per tutti quei comitati e quei cittadini che hanno combattuto duramente in difesa dell’acqua nella nostra regione.

Qui il video dell’intervento in aula e la risposta dell’assessore: